Alla Prima Vita…erano due amebe. Non facevano una gran vita: stavan sempre li, non uscivano mai… e quando avevano uno slancio scivolavano.
“Fermati Marta!…”. E’ difficile per due amebe volersi bene: al confronto le anguille ci riescono di più…
Alla Seconda Vita… erano due funghi. Lei un chiodino, lui un porcino…
Oddio, andava già meglio… però era tutto amore contemplativo. Facile dire: “Vieni qui!…”
E quando un porcino non scopa diventa velenoso. Finirono malissimo: lui fu mangiato da un cinghiale, lei finì un pò meglio, al caldo, in mezzo alla polenta…
E fu così che alla Terza Vita… lui girava come girano i cinghiali, che non sanno mai dove cazzo andare e se glielo chiedi si incazzano perchè non sanno dove vanno…
Lei cercava di tutto per farsi notare… cercava il vento perchè la spettinasse… un giorno lo cercò troppo e si sgranò tutta: pim, pum, pam!…
Lui pensò che gli sparassero addosso ma siccome non sapeva dove cazzo andare…andò proprio dove gli spararono addosso…
E fu così che alla Quarta Vita… lui era un contadino, lei una gallina…
S’incontrarono in un’aia, si riconobbero subito, lei gli corse incontro, gli getto le ali al collo…anche lui le gettò le mani al collo e la strinse, la strinse, la strinse…
la strinse un pochino troppo forte… e mettendo a bollire l’acqua, pianse…
E fu così che alla Quinta Vita… lui per sua colpa era tornato cinghiale, lei era diventata una contadina. Lui girava, come tutti i cinghiali, sempre più depresso, lo chiamavano il cinghiale triste… stava da solo nella brughiera, dipingeva quadri, componeva versi… “Grunt”… un pò ermetici, alla Battiato…
Lei lo vide sotto un castagno che recitava un endecasillabo: “Grunt, grunt, grunt…”.
Lei si commosse e disse: “Ma sono belli i tuoi versi…” “Ma che stai dicendo, stavo solo digerendo…”
La caricò e morirono tra le braccia l’uno dell’altra…come Paolo e Giulietta… Tristano e Romeo… Isotta e Fraschini…
E fu così che nella Sesta Vita… erano diventati un uomo e una donna… Oh, si volevano molto bene anche se avevano un sacco di problemi che non capivano.
Lei mangiava solo mais, lui odiava la campagna e soprattutto la caccia, non usciva mai di casa…
Lei gli diceva: “Ameba!” lui le rispondeva: “Gallina!” Lei gli tirava addosso la polenta…
“Guardati! Mangi, parli, russi come un cinghiale! Mettiti almeno la mano davanti alla bocca”.
E lui disse “OK” e mise la mano davanti alla bocca.
Di lei…
Si amarono così fino alla fine…
Fu solo per questo che alla Settima Vita… tornarono indietro…regredirono…
Lei era diventata un gabbiano e lui un delfino…
Oh, erano bellissimi da vedere anche se non ricordavano un cazzo di quello che gli era successo prima.
Lei scendeva in picchiata sulle onde solo per sfiorarlo, lui spiccava balzi bellissimi solo per una carezza…
Erano belli da vedere, anche se era tutto un “Vengo io su da te…” “No, vengo io giù da te”…
Paolo Rossi

fantastico!!!grande paolino!!
Il suo libro “si fa presto a dire pirla”, dove c’è anche questo monologo, è uno dei miei libri sul comodino!!!!
Concordo…..FANTASTICO!